Skip to content Skip to navigation

Sezioni

Archivio mostre

ARCHEOLOGIA  |  ARCHEOLOGIA E ARTE ARTE E ARTIGIANATO  |  ETNOLOGIA  |  INTERCULTURA  |  RISORGIMENTO

Archeologia

Storie d’Egitto. La riscoperta della raccolta egizia del Museo Civico di Modena (2019 - 2021)
Mostra e catalogo a cura di Cristiana Zanasi
Curatela e coordinamento diagnostica e restauro di Daniela Picchi
Per la prima volta è stata esposta integralmente la raccolta egiziana del Museo Civico, formatasi alla fine dell’Ottocento. Costituita da un’ottantina di reperti riconducibili ai temi della regalità, del rituale funerario e della devozionalità templare, la raccolta è stata sottoposta a un articolato progetto di studio, indagini diagnostiche e interventi conservativi che hanno interessato reperti archeologici e resti umani, fra i quali la mummia di un bambino. Allestita nel grande salone dell’Archeologia, la mostra si caratterizzava per il forte richiamo all'esposizione ottocentesca della raccolta, inserito in un contesto contemporaneo con apparati multimediali che consentivano di scoprire le “storie d’Egitto” emerse dal progetto di ricerca. In occasione del Festivalfilosofia 2019 dedicato al tema “persona”, la mostra si è arricchita di una nuova sezione, "Faccia a faccia con la mummia": le indagini radiologiche, unitamente alle avanzate tecnologie digitali del designer 3D Cicero Moraes, hanno consentito di proporre un’ipotesi di ricostruzione del volto della mummia di bambino.
In collaborazione con: Università degli Studi di Bologna, Museo Civico Archeologico di Bologna, Struttura di Radiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena

 

Le Urne dei Forti. Storie di vita e di morte di una comunità dell’età del bronzo (2014 - 2015)
Pubblicazione scientifica a cura di Andrea Cardarelli
Mostra e catalogo a cura di Andrea Cardarelli e Cristiana Zanasi
Gli scavi eseguiti nel sito tra il 1994 e il 2009 hanno portato alla realizzazione di un progetto scientifico pluridisciplinare condotto con le più sofisticate metodologie di ricerca. Il rinvenimento e lo studio di oltre 600 sepolture ha consentito di effettuare analisi stratigrafiche del complesso funerario, di rilevare chiari elementi di organizzazione spaziale, di individuare gruppi di aggregazione delle sepolture, di indagare i rituali deposizionali, di ipotizzare la presenza di strutture rituali. I dati archeologici sono stati coniugati con quelli antropologici restituendo l’immagine della demografia e dell’organizzazione sociale di una comunità dell’età del bronzo.
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università Sapienza di Roma, Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, Università di Modena e Reggio Emilia, Università del Salento; con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

 

Parco Novi Sad - Archeologia di uno spazio urbano (2010 - 2011)
Ideazione e progetto di Luigi Malnati e Ilaria Pulini
Testi del catalogo di Donato Labate, Mauro Librenti, Silvia Pellegrini, Ilaria Pulini
I lavori per la realizzazione del parcheggio interrato Novi Park hanno messo in luce importanti testimonianze archeologiche di Modena romana e medievale e aperto scenari inediti per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città. I ritrovamenti, a scavo ancora in corso, sono stati esposti accanto a ricostruzioni grafiche e filmati che hanno fornito al pubblico ipotesi ricostruttive mirate ad illustrare il mutare del paesaggio nel tempo e a dare una prima interpretazione della destinazione di questa area a nord ovest dell’attuale centro storico. 
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Modena Parcheggi

 

Mutina oltre le mura. Recenti scoperte archeologiche lungo la via Emilia (2009 - 2010)
Coordinamento scientifico di Donato Labate, Daniela Locatelli, Luigi Malnati, Silvia Pellegrini, Ilaria Pulini
Catalogo a cura di Luigi Malnati, Silvia Pellegrini, Ilaria Pulini
La mostra presentava le scoperte più recenti lungo la via Aemilia a est e a ovest della città, dagli scavi del santuario romano di Cittanova ai rinvenimenti nella ricca necropoli orientale di Mutina. Fulcro dell’esposizione un imponente fregio architettonico con corteo marino che decorava l’architrave di un edificio funerario alto oltre 12 metri. In occasione della mostra è stato presentato il sito web Aemilia online, per navigare tra le scoperte archeologiche effettuate nei secoli lungo l’antica strada consolare.
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna

 

Uomini e dei delle montagne. Insediamenti e culti nell’Appennino modenese fra II e I millennio a.C. (2006 - 2007)
Progetto scientifico di Andrea Cardarelli e Luigi Malnati
La mostra scaturiva dal lavoro di ricerca che ha portato alla realizzazione del II volume dell’Atlante dei Beni Archeologici della Provincia di Modena che presenta il censimento di tutti i dati archeologici relativi a 18 comuni della montagna modenese. L’esposizione si soffermava sulle caratteristiche degli abitati e su alcuni eccezionali rinvenimenti di carattere cultuale che fanno luce sulle credenze religiose delle antiche genti dell’Appennino.
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria

 

Viaggio nell’Italia antica: Gli Etruschi e gli altri.
Testimonianze dall’Etruria e dall’Italia preromana nelle raccolte civiche (2000 - 2001)
La mostra, progettata per far conoscere alcune delle più significative raccolte non esposte, valorizzava tre nuclei di materiali, organizzati secondo una logica topografica. Il primo era costituito da una preziosa raccolta di terrecotte votive da una stipe di Veio e da altri materiali provenienti da Chiusi e Volterra. Il secondo da reperti dell’Etruria Padana, fra i quali numerose ambre riferibili a un corredo sepolcrale di VII secolo a.C. rinvenuto a Brescello. Un ultimo piccolo gruppo di materiali si riferiva a contesti attribuibili a popolazioni coeve della civiltà Picena e di quella di Golasecca.
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna

 

Terramare. La più antica civiltà padana (1997)
Mostra e catalogo a cura di Maria Bernabò Brea, Andrea Cardarelli, Mauro Cremaschi
La mostra ha rappresentato il punto di arrivo delle ricerche sulle terramare, iniziate nella seconda metà dell’800 e riprese a partire dagli anni ‘80 del 900. Realizzata negli spazi del Foro Boario, ha esposto reperti dall’intera area occupata dalle terramare, oltre a materiali di confronto di provenienza nazionale ed europea, ed è stata caratterizzata da un allestimento innovativo con ricostruzioni a grandezza naturale e 3D, filmati di archeologia sperimentale e una sezione educativa con postazioni interattive e animazioni. Il catalogo, con contributi di oltre 100 autori e un ricco apparato scientifico e iconografico, è il risultato di un progetto multidisciplinare che ha gettato le basi per i successivi studi sulle terramare e per la realizzazione del Parco Archeologico di Montale.
In collaborazione con: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, del Veneto, della Lombardia, dell’Umbria, della Toscana, del Friuli Venezia Giulia, Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, Civici Musei di Reggio Emilia, Museo Civico Archeologico di Bologna, Ufficio per i Beni Archeologici e Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento.

 

Modena dalle origini all’anno Mille. Studi di archeologia e Storia (1989)
Mostra e catalogo (in due volumi). Coordinamento scientifico di Andrea Cardarelli
Nella mostra e nel catalogo è stata presentata la carta archeologica della città e del territorio, realizzata per favorire la corretta tutela del patrimonio archeologico e recepita anche a livello di programmazione urbanistica  e territoriale.  Le ricerche che hanno preceduto la mostra hanno comportato il censimento di tutti i siti archeologici e l’acquisizione di un patrimonio di conoscenze esteso su un arco cronologico di seimila anni. In mostra sono stati esposti per la prima volta reperti archeologici di notevolissima importanza, come l’arredo bronzeo della domus di via Università e il bassorilievo “dei Niobidi”, poi diventati parte integrante delle raccolte permanenti. La mostra e il catalogo hanno gettato le basi per tutti i futuri sviluppi della Carta Archeologica.
In collaborazione con: Provincia di Modena, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Modena e Reggio Emilia, Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, Istituto per i Beni Culturali, Artistici e Ambientali della Regione Emilia Romagna, Università degli Studi di Modena, Scuola Normale Superiore di Pisa, Biblioteca Estense di Modena, Capitolo Metropolitano di Modena

 

Archeologia e arte

Mutina Splendidissima (2017 – 2018)
Mostra a cura di Luigi Malnati, Silvia Pellegrini, Francesca Piccinini
Catalogo a cura di Luigi Malnati, Silvia Pellegrini, Francesca Piccinini, Cristina Stefani
La mostra ha raccontato le origini, lo sviluppo ed il lascito che la città romana ha trasmesso alla città moderna con un linguaggio accessibile, fondato su dati archeologici e storici esaminati con uno sguardo pluridisciplinare grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici. In mostra reperti e opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, hanno affiancato ricostruzioni virtuali e coinvolgenti videoracconti che hanno fatto da contrappunto ai temi trattati nelle 15 sezioni. Il percorso espositivo è giunto fino al presente illustrando come i diversi contesti politico culturali abbiano influenzato la percezione “dell’antico” e la sua riscoperta fino all’affermarsi di una coerente politica di tutela e valorizzazione.
In collaborazione con: l’esposizione si inserisce nel più ampio progetto http://www.2200anniemilia.it, promosso dai Comuni di Modena, Reggio Emilia e Parma, dalle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle sedi di Bologna e Parma, dal Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per l'Emilia-Romagna e dalla Regione Emilia-Romagna

 

Le vesti di sempre. Gli abiti delle mummie di Roccapelago e Monsampolo del Tronto. Archeologia e collezionismo a confronto (2012-2013)
Mostra a cura di Lorenzo Lorenzini e Thessy Schoenholzer Nichols
Mostra promossa da: Museo Civico d’Arte di Modena, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna e Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con i Comuni di Pievepelago e di Monsampolo del Tronto
Non cimeli preziosi o narrazioni eclatanti, ma fragili frammenti di vite vissute racchiuse in umili vesti, monili o medagliette devozionali appartenuti a uomini, donne e bambini protagonisti anonimi di un'antica quotidianità, il più delle volte fatta di fatica e miseria. Pochi oggetti che hanno accompagnato gli abitanti di Roccapelago e Monsampolo del Tronto per tutta la vita fino alla morte e anche oltre. Opportunamente selezionati, tali materiali sono diventati i soggetti principali di un inedito e affascinante sguardo sulle due piccole comunità che nelle proprie chiese parrocchiali hanno conservato nel tempo le memorie più intime, databili tra il 1600 e il 1850, e tornate alla luce in tempi recenti. Un'ampia varietà di reperti è diventata così protagonista di un originale evento espositivo, aprendo inediti scorci storici e culturali culminanti con la presentazione di una mummia di Roccapelago avvolta da una camicia-sudario in canapa grezza. Al fine di focalizzare al meglio l'attenzione sull'abbigliamento popolare tra Settecento e primo Ottocento, le vesti delle mummie sono state affiancate da alcuni dipinti e frammenti tessili della collezione Gandini, oltre che da un antico telaio da tessitura, fusi e rocche provenienti dalla raccolta del lavoro contadino e artigianale di Villa Sorra e da alcuni dipinti.

 

Arte e artigianato

Anni molto animati. Carosello, Supergulp!, Comix (2020)
Mostra a cura di Stefano Bulgarelli
Catalogo (Franco Cosimo Panini) a cura di Stefano Bulgarelli e Cristina Stefani
Attraverso i più famosi personaggi del teatrino televisivo di Carosello, l'epopea del Fumetto in Tv con le trasmissioni Gulp! e Supergulp!, fino a Comix, il celebre "giornale dei fumetti" firmato da popolari attori, comici e artisti, la mostra ha offerto uno spaccato inedito di una storia locale e nazionale in cui si riflettono le trasformazioni sociali e dei consumi connesse al boom economico e dell'immaginario di almeno due generazioni di giovani. Mezzo secolo di divertimento tra oltre trecento disegni originali provenienti da raccolte pubbliche e private, attrezzature tecniche, fotografie e merchandising dislocati in un allestimento dinamico e coinvolgente arricchito da oltre una decina di postazioni audio-video, per restituire l'importante ruolo assunto dalla città di Modena nel panorama del fumetto e dell'animazione italiana. Fra i personaggi pubblicitari più famosi vi sono l’Omino coi baffi, Angelino, Toto e Tata, Svanitella e Miguel-son-mì creati da Paul Campani e Max Massimino Garnier, le anarchiche Sturmtruppen di Bonvi, autore assieme a Guido De Maria del detective Nick Carter, quindi il leggendario Corto Maltese, l’eroe di Hugo Pratt adattato per la TV da Secondo Bignardi e Lupo Alberto di Silver.
In collaborazione con: Istituto Storico, Fondazione Modena Arti Visive e Franco Cosimo Panini
Con il sostegno del Gruppo Cremonini e Despar, con il contributo Artbonus di Garc s.p.a. (Carpi)

 

Mezzo secolo nell’arte. Opere dalla raccolta Giorgio Giusti (2019-2020)
Mostra a cura di Francesca Piccinini e Luciano Rivi
Catalogo (Corsiero Editore) a cura di Luciano Rivi e Cristina Stefani
L'esposizione ha proposto una selezione di opere dalla Raccolta di Giorgio Giusti, collezionista modenese attento alle manifestazioni della contemporaneità lungo un percorso di vita e di cultura che dura da oltre cinquant’anni. Il progetto espositivo ha preso avvio dalla generosa donazione di tredici opere di artisti contemporanei mentre altre trentatré sono state accolte dal Museo in forma di comodato gratuito. La mostra ha offerto ai visitatori un percorso dagli anni Cinquanta ad oggi attraverso le opere giunte in museo e una selezione di altre opere tra quelle tuttora conservate dal collezionista. Partendo dagli esempi dell’Astrattismo degli anni Cinquanta, passando attraverso le esperienze sperimentali degli anni Sessanta, lungo il periodo di ritorno alla figurazione dei decenni successivi, si è arrivati a fornire esempi sul panorama degli ultimi decenni. La raccolta di opere d’arte si intreccia nel percorso di Giorgio Giusti con la frequentazione di artisti. La sua vicenda si inserisce all’interno di un contesto non solo modenese, ma che a Modena ha trovato stimoli significativi: dalla storica esposizione Critica 70, promossa ormai cinquant’anni fa dalla Galleria Civica, alla frequentazione dell’amico Emilio Mazzoli, gallerista di orizzonte internazionale. Tra gli artisti in mostra: Perilli, Turcato, Crippa, Vautier, Beuys, Wilson, Manzoni, Pascali, Balestrini, Rotella, Schifano, Paladino, Cucchi, Anastasi, Franco Vaccari, Guerzoni e Wainer Vaccari.

 

Tenera è la luce. Oscar Sorgato, un protagonista del chiarismo (2019)
Mostra e catalogo (Silvana editoriale) a cura di Stefano Sbarbaro e Cristina Stefani
Mostra promossa da Musei civici e Collezione Koelliker di Milano, in occasione del Festivalfilosofia 2019 dedicato al tema "persona".
L'esposizione ha ricostruito la vicenda umana e artistica del pittore di origini modenesi Oscar Sorgato (Modena, 1902 – Milano, 1941) che svolse la sua breve carriera nel fervido clima artistico della Milano degli anni Trenta. L’artista è testimone del delicato passaggio che porta al superamento dei canoni plastici del Novecento italiano a favore di un rinnovato approccio pittorico, caratterizzato da una pennellata tenue e sciolta di matrice neoimpressionista che si organizzò nel movimento del chiarismo intorno al critico Edoardo Persico. Un ruolo, quello giocato dal pittore modenese a Milano, che è stato possibile comprendere pienamente grazie all'importante nucleo di oltre trecento opere acquisito dalla Collezione Koelliker, che ha proposto ai Musei civici di Modena, che possiedono alcuni lavori giovanili dell'artista, di realizzare in collaborazione una mostra a lui dedicata. Il censimento delle opere avviato in occasione della mostra ha consentito una congrua ricollocazione storica, ristabilendo il ruolo del pittore nel tessuto connettivo culturale del capoluogo lombardo, soprattutto nel suo relazionarsi con il territorio e i gruppi o movimenti toccati dalla pittura di luce in quel complesso e drammatico decennio che precede lo scoppio del secondo conflitto mondiale. La produzione di Sorgato si concentra su due temi fondamentali, la pittura di paesaggio e il ritratto, con una particolare attenzione nei confronti della condizione femminile. Il percorso espositivo si è articolato lungo le principali tappe che segnano l’evoluzione stilistica dell’artista: dall'appartenenza ad una famiglia di importanti imprenditori fotografi, agli esordi modenesi nell'ambito dell'Istituto d'Arte "Venturi", alle esperienze condotte a Roma e a Pavia, fino al passaggio a Milano segnato da crescenti consensi di pubblico e critica, registrati in occasione di importanti rassegne espositive.
In mostra e in catalogo i racconti composti per l'occasione dagli scrittori Andrea Vitali e Roberto Barbolini ispirati a due opere dell'artista Ritratto di donna con cappello e Ritratto di musicista.
Con il sostegno di: Mitsubishi Motors, SsangYong

 

Io sono una poesia. Parole sui muri e le arti negli anni Sessanta tra Modena e Reggio Emilia (2018-2019)
Mostra a cura di Stefano Bulgarelli, Francesca Piccinini, Luciano Rivi
Catalogo (Sagep Editore) a cura di Stefano Bulgarelli, Luciano Rivi e Cristina Stefani
In collaborazione con Musei Civici di Reggio Emilia e Fondazione Arti Visive
La mostra ha offerto uno spaccato del vivace clima artistico e culturale che caratterizzò le due città tra il 1962 e il 1972. Sullo sfondo di un benessere diffuso, cambiamenti di stili di vita e dirompenti trasformazioni sociali culminate nel '68, il variegato fermento creativo è evidente nelle arti visive e nel teatro, nella musica, nella poesia sperimentale, nel design, nell'architettura, nella grafica, nel fumetto e nell'animazione. La convergenza tra volontà istituzionali e ricerche individuali raggiunse un momento importante nel 1967-68 con l'evento di Fiumalbo “Parole sui muri", la prima manifestazione nazionale di avanguardia diffusa a cui parteciparono decine di artisti provenienti dall'Italia e dell'estero. Il loro lavoro collettivo per le strade del paese ne estese la partecipazione agli abitanti; proprio questo aspetto è stato rievocato in mostra, vissuto dal pubblico in prima persona e riassunto nel titolo “Io sono una poesia”, frase presa a prestito da una performance della prima “Parole sui muri”. La mostra ha inteso restituire la dimensione partecipativa come connotazione sociale del vivere degli anni ‘60 e ‘70, attraverso pannelli e video. Il fulcro espositivo è stato rappresentato dall'invito a “diventare” un'opera d'arte entrando nel cerchio che riproponeva l’“Omaggio a Piero Manzoni” di “Parole sui muri, ‘67”.

 

L'idea di un principe. Il "funeral teatro" di Francesco I d'Este (2018)
Mostra a cura di Cristina Stefani con la consulenza di Sonia Cavicchioli e la collaborazione di Simone Sirocchi.
Con il patrocinio dell’Università di Bologna-Dipartimento delle Arti e di UNIMORE.
L'esposizione ha illustrato la genesi editoriale de L’idea di un Prencipe et eroe christiano in Francesco I d’Este, stampata a Modena nel 1659 per i legni di Bartolomeo Soliani. Quest’opera monumentale, tra le più prestigiose imprese tipografiche del Seicento barocco, fu commissionata dal duca Alfonso IV per lasciare memoria dei sontuosi funerali che il 2 aprile del 1659 si tennero nella chiesa modenese di Sant’Agostino in onore del padre Francesco I. Per la prima volta nella storia estense lo spettacolo della pompa funebre, da sempre inteso come strumento di legittimazione dinastica e di celebrazione della continuità storica del potere, veniva immortalato in un ambizioso progetto editoriale. Nelle oltre seicento pagine de L’idea il gesuita Domenico Gamberti, ideatore anche di quegli apparati effimeri, elaborò il paradigma del principe cristiano declinandolo sulla vicenda umana e politica di Francesco I. Accanto alla sua prosa frondosa ed erudita, concorre a plasmare un’immagine concreta del potere ducale un ricchissimo apparato illustrativo che riproduce le varie componenti di quel «funeral teatro» e della biografia esemplare del principe. La mostra ha presentato i disegni preparatori e una selezione di matrici in rame per le incisioni delle virtù e degli emblemi, nuclei di eccezionale valore giunti al Museo Civico tra il 1907 e il 1917, a rappresentare una raffinata espressione artistica e una preziosa testimonianza del complesso processo tecnico-tipografico che portò alla realizzazione del volume.

 

Incubi e sogni di provincia. Giorgio Preti e le arti tra Modena e Reggio Emilia negli anni del boom economico (2016-2017)
Mostra e catalogo a cura di Stefano Bulgarelli, Francesca Piccinini e Luciano Rivi.
Nel 2015 è stato donato ai Musei Civici di Modena l'intero studio del promettente artista concittadino Giorgio Preti (1940-1961), posto nell'altana dell'abitazione di famiglia in Via Sabbatini e ricco degli arredi originali, dipinti, disegni, cataloghi di mostre, libri e riviste. Grazie alla conservazione dell'assetto originario rimasto inalterato dopo la morte prematura dell'artista, lo studio e i materiali che lo costituiscono hanno offerto la possibilità di rileggere gli anni Cinquanta-primi Sessanta e con essi i diversi fenomeni culturali e storici, indici di una stagione segnata da forti cambiamenti e dalla nascita di una nuova identità giovanile. Attraverso più di 150 opere fra dipinti, disegni, progetti e oggetti di design, ma anche dalla scrupolosa e suggestiva ricostruzione dello studio dell'artista grazie alla documentazione fotografica, il percorso espositivo ha offerto un viaggio tra gli “incubi” e i “sogni” della neonata società dei consumi, attraversata sia dalle speranze di successo economico-sociale, sia da più sottese ma ugualmente diffuse inquietudini esistenziali. A restituire l'immagine dell'uomo di metà Novecento sono principalmente le arti visive appartenenti all'ultima stagione Informale, immediatamente prima dell’affermazione della Pop Art e delle neoavanguardie, fino al ritorno ad una “nuova figurazione”.
In collaborazione con: Galleria Civica di Modena e Musei Civici di Reggio Emilia

 

SibilaRonzaScoppia! L'intonarumori e la serata futurista modenese (2016-2017)
Mostra e catalogo a cura di Cristina Stefani
In occasione del Festivalfilosofia 2016 dedicato al tema dell'agonismo
La mostra ha raccontato le dinamiche che portarono alla tumultuosa soireè futurista del 2 giugno 1913 al Teatro Storchi di Modena, alla presenza di Filippo Tommaso Marinetti, dei musicisti e pittori futuristi. Davanti ad un pubblico battagliero con poltrone e palchi presidiati dalla “intellighenzia” modenese, da studenti universitari, professionisti, giornalisti e artisti tra cui Giorgio Morandi, andò in scena un evento che passò ben presto alla storia per la presentazione da parte di Luigi Russolo dello scoppiatore, prototipo del primo della serie dei celebri intonarumori, macchine musicali in grado di riprodurre la varietà dei suoni della natura e della vita moderna. Modena fece quindi da cassa di risonanza ad un'invenzione che rivoluzionò la tecnica musicale e che deve essere annoverata tra gli antenati della musica elettronica. La serata è stata indagata nella sua specificità, ripercorrendo attraverso le cronache un brogliaccio di scena che racchiude l'essenza di una grande avanguardia e le ragioni per cui essa fu in grado di stimolare e contaminare la serie di movimenti che la seguirono. La mostra ha tracciato la cronistoria dei contatti di Marinetti con la città dal 1911 al 1913. Il cuore della mostra è stato riservato all'esposizione della serie di intonarumori ricostruiti, dopo la completa distruzione durante la Seconda guerra mondiale, da Pietro Verardo: ululatori, ronzatori, scoppiatori, crepitatori, gorgogliatori, gracidatori, fruscitori-stropicciatori, rombatori connessi ad una serie di postazioni interattive che hanno consentito ai visitatori in taluni casi di suonarli, in altri, invece, di ascoltare il suono riprodotto.

 

Alessandro Tassoni. Spirito Bisquadro (2015-2016)
Mostra e catalogo a cura di Grazia Biondi e Cristina Stefani
L'esposizione, realizzata in occasione del 450° anniversario della nascita del poeta, ha mirato a restituire la personalità e l'opera di un autore modenese che, pur avendo legato il proprio nome all’invenzione del genere eroicomico – con la sua celebre Secchia rapita, pubblicata per la prima volta nel 1622 a Parigi – fu anche autore di testi polemici e originali che riflettono non solo il suo spirito ‘bizzarro’ ma anche la sua controversa e poco fortunata carriera politico-diplomatica. La mostra, che ha avuto importanti prestiti da Roma, Firenze, Torino, Bologna e Oderzo, ha messo in scena il contesto che ha visto operare Tassoni nella sua attività di poeta, diplomatico e cortigiano al servizio dei Colonna, dei Savoia, dei Ludovisi e di Francesco I. La vocazione enciclopedica e la complessità dei suoi interessi è stata tratteggiata in una scansione espositiva che ha reso conto dei momenti più importanti dell'attività letteraria e politica di Tassoni, a partire dagli anni della formazione e del passaggio a Roma.
In collaborazione con: Biblioteca Estense Universitaria, Archivio Storico del Comune e Archivio di Stato; con il sostegno di Rotary Club Modena e Lions Club Modena Estense, Ippodromo Ghirlandina e Radio taxi Cotamo.

 

Una risata ci salverà. Modena e la caricatura negli anni della Grande Guerra (2015)
Mostra a cura di Stefano Bulgarelli, Lorenzo Lorenzini e Cristina Stefani
Catalogo a cura di Stefano Bulgarelli e Cristina Stefani
L’esposizione ha proposto una riflessione sulla tragedia della Prima guerra mondiale attraverso il filtro dell'ironia e l'opera dei letterati e artisti satirici del periodo. In mostra figurava un’ampia selezione di caricature poste in relazione con cimeli originali della Grande Guerra appartenenti al Museo del Risorgimento di Modena, inseriti in evocative ricostruzioni di ambienti di vita dei soldati al fronte, fotografie storiche e documenti di propaganda istituzionale. La mostra ha proposto opere realizzate da personalità locali entrate nella storia della caricatura nazionale ed europea: Umberto Tirelli, graffiante “deformatore” dei potenti d'Europa; Enzo Manfredini, efficace cantore dei soldati-barboni di Francia, scelta come seconda patria; Giuseppe Mazzoni, autore di punta del più celebre giornale del fronte, “La Tradotta”; Mario Vellani Marchi, che ha illustrato il testo “Le scarpe al sole” del fioranese Paolo Monelli, giornalista e scrittore, profondamente segnato dall'esperienza volontaria al fronte. A questi si aggiungono i pittori Alberto Artioli, Casimiro Jodi e Augusto Zoboli, ma anche il poeta futurista Piero Gigli, presente nel 1918 con Massimo Bontempelli nella redazione del giornale di trincea “Il Montello” che ospitava le splendide illustrazioni di Sironi e Funi, e l'emblematica personalità dell'editore modenese Angelo Fortunato Formiggini, che nell'ultimo anno di guerra fondò la “Casa del ridere”, una sorta di biblioteca-museo dell'umorismo ricca di una vastissima collezione di cartoline caricaturali, creata per un'utopistica ricostruzione morale del mondo e degli uomini. La mostra è rientrata nell'ambito delle iniziative promosse dal Comitato per la Commemorazione del Centenario della Grande Guerra sostenute da Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
In collaborazione con: Biblioteca Estense Universitaria; Istituto Storico
Con il sostegno di: Lions club Modena Host

 

Il denaro è un bene comune. Installazione di Marina Gasparini (2014-2015)
Mostra e catalogo a cura di Cristina Stefani
L’installazione, ospitata nella sala della collezione tessile Gandini in occasione della Giornata del Contemporaneo, ha posto al centro una riflessione sulla relazione tra arte tessile ed economia ispirata dall'epigrafe collocata nella sala del Museo: “Dall’arte della lana e della seta l’Italia ebbe ricchezza lustro e civiltà”. L'installazione si componeva di una serie di piante realizzate in filo di cotone, fissate alla volta della sala, restituite nel loro aspetto come appaiono miniate nei testi illustrati del Medioevo e del Rinascimento. Da ogni specie si estrae un pigmento e di questo colore si tinge il corrispettivo disegno tessile. Le piante sospese dialogavano con i frammenti tessili custoditi all'interno delle vetrine. L'intervento della Gasparini ha evidenziato un processo complesso che parte dall'agricoltura, attraversa tutte le fasi della lavorazione della materia, per giungere alla creazione artistica, al commercio, e infine alla salvaguardia, conoscenza, educazione. Economia, quindi, che è sistema di relazioni, mutuo scambio. Il giardino sospeso ricreato dall'artista evocava anche la presenza dominante del regno vegetale nell'iconografia dell'arte tessile. L'interesse dell'artista romagnola si è rivolto ai temi della natura, intesa come elemento iconografico e simbolico centrale nella storia della cultura tessile, e del filo, tecnologia e al contempo metafora della relazione tra individui e istituzioni.

 

Gli Este e la gloria. Ambizioni e rinunce (2014-2015)
In collaborazione con: Festivalifilosofia, Biblioteca Estense Universitaria, Galleria Estense
L’edizione 2014 del Festivalfilosofia, dedicata al tema “gloria”, ha visto collaborare tre importanti istituzioni culturali cittadine, Biblioteca Estense Universitaria, Galleria Estense e Museo Civico nella realizzazione di una proposta espositiva che intende valorizzare la presenza e il ruolo svolto dagli Este attraverso le figure di quattro duchi, vissuti in secoli diversi tra il Quattrocento e l’Ottocento e scelti in quanto rappresentativi di altrettanti aspetti emblematici della gloria politica e militare. Le coordinate della loro celebrità appaiono chiaramente differenziate, e quindi esemplari, sia in rapporto al mutare della situazione storica che in relazione alle caratteristiche personali. 
In mostra dipinti, sculture, disegni, documenti e importanti edizioni a stampa che hanno messo in luce i caratteri salienti della gloria conseguita dai quattro rappresentanti di casa d’Este Alfonso I, Alfonso III, Francesco III e Francesco IV prescelti per rappresentare il tema del potere e della gloria ad esso legata nella sue diverse sfaccettature. Una particolare attenzione è stata prestata al tema dei simboli del potere politico e militare, dallo scettro, al bastone di comando, alle onorificenze militari che ne sanciscono il riconoscimento pubblico, ma anche al significato e all’importanza che in questo ambito ha assunto il monumento equestre, emblema per eccellenza della postura eroica del condottiero vittorioso di ascendenza classica.

 

I giorni di Piazza Grande. Parole e immagini dal Medioevo a oggi (2014)
Mostra a cura di Stefano Bulgarelli, Lorenzo Lorenzini e Cristina Stefani.
Catalogo Panini Editore a cura di Rolando Bussi e Cristina Stefani
La mostra ha messo a fuoco il ruolo che ha avuto e continua ad avere nell'immaginario collettivo la Piazza Grande di Modena, prestando particolare attenzione al modo in cui artisti, fotografi, incisori, cronisti, letterati e poeti hanno guardato alla piazza nel corso del tempo. Il percorso espositivo ha proposto in rassegna un nucleo di opere d'arte selezionate tra dipinti, disegni, incisioni, fotografie e oggetti avente come tema la Piazza o in grado di suggerire eventi riferibili ad essa. Tra gli autori, Francesco Stringa, Giuseppe Graziosi, Mario Molinari, Bonvi, Luigi Ghirri, Mario Schifano, Luigi Ontani, Franco Vaccari. Alle opere sono state abbinate testimonianze, compresa una selezione di ricordi dei modenesi raccolti attraverso un progetto partecipato, ricavate dalle antiche cronache cittadine e da testi letterari in un arco cronologico che dal Medioevo giunge sino ai giorni nostri. Estratti di brani prelevati, per citarne alcuni, da autori quali Bonifacio Morano, Spaccini, Tassoni, Dickens, Stuffler, Delfini, Arbasino, Guccini, Berselli: cronisti, scrittori e intellettuali che hanno immortalato nelle loro parole aspetti e suggestioni della piazza. Un susseguirsi di immagini e suggestioni in grado di mostrare come spesso la storia di Modena e della sua comunità riflettano la storia d'Italia e del Mondo.
In collaborazione con: Biblioteca Estense Universitaria, Biblioteca “Antonio Delfini” e Archivio Storico del Comune di Modena.
La mostra è stata parte del progetto partecipato “È la mia vita in Piazza Grande”.

 

Teste di legno e cuori di panna (2013-2014)
Mostra e catalogo a cura di Stefano Bulgarelli e Luana Ponzoni
In occasione del Festivalfilosofia 2013 dedicato al tema Amare, il Museo Civico con il patrocinio dell'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, ha dedicato una mostra alla gloriosa storia dei burattini e dei burattinai locali. Un accattivante sguardo sul mondo dei burattini che spazia dalla fine Settecento ai giorni nostri con un'attenzione particolare al tema delle schermaglie amorose e dell'amore nelle sue diverse forme. I materiali esposti, tra cui burattini, scenografie, copioni e perfino una storica “baracca”, ripercorrono l'attività delle celebri dinastie di burattinai dei Campogalliani, dei Preti e dei Maletti, ma fanno anche conoscere al vasto pubblico la geniale personalità di Umberto Tirelli. Tra le “teste di legno” esposte non mancano quelle della famosa Famiglia Pavironica, nata all'interno della baracca per poi trasformarsi ogni anno in personaggi in carne ed ossa durante il “Giovedì grasso” e divenire infine protagonista, sempre in mostra, di un divertente cartoon realizzato dall'animatore modenese Secondo Bignardi nel 1977. Attraverso un percorso cronologico che per la prima volta riunisce materiali appartenenti a collezioni pubbliche e private, la mostra e il relativo catalogo, presentano le maggiori personalità modenesi del teatro dei burattini concludendo la rassegna con un'apertura sulle attuali compagnie riunite nel “Consorzio dei burattinai modenesi”.
La realizzazione della mostra ha visto infine l'importante donazione al Museo Civico da parte di Mauro Zanichelli di un centinaio tra quinte e scenografie appartenenti al “Teatro Nazionale delle Teste di legno” di Umberto Tirelli: un teatro unico nel suo genere i cui burattini erano ritratti caricaturali dei maggiori protagonisti del jet-set dell'Italia degli anni Venti, alcuni dei quali sono esposti in mostra.

 

Dardi d’amore. Pittura e poesia nel Barocco emiliano (2013-2014)
Mostra e catalogo a cura di Davide Gasparotto, Lorenzo Lorenzini, Milena Luppi, Lucia Peruzzi
In collaborazione con: Festivalifilosofia, Biblioteca Estense Universitaria, Galleria Estense, Banca Popolare dell’Emilia-Romagna
Guido Reni, Guercino, Tiarini, Pasinelli, Ludovico Lana e Salvator Rosa sono solo alcuni dei celebri autori delle opere esposte alla mostra che presentava una significativa selezione di dipinti, sculture ed edizioni a stampa. Tutto questo sul filo di un argomento di grande fascino e di perenne attualità quale è quello scelto dal Festivalfilosofia per l’edizione 2013, Amare, che ha visto collaborare i tre istituti culturali del Palazzo dei Musei con la Banca Popolare dell’Emilia Romagna. L’evento espositivo ha accostato al tema del Cupido, il dio dell’amore della tradizione classica, quello degli amori eroici e melanconici incarnati dai personaggi della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

 

C’è moda e moda...Dall’abito aristocratico all’abito uniforme. Abiti restaurati dei secc. XVIII, XIX, XX delle collezioni museali (2013)
Mostra e catalogo a cura di Lorenzo Lorenzini e Iolanda Silvestri
In collaborazione con: Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna
L’esposizione è stata dedicata al nucleo di abiti storici della raccolta museale, restaurati a cura dell'Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Tali abiti costituiscono una campionatura di una collezione ben più vasta, che conta circa duecentocinquanta capi databili tra metà del Settecento e metà del Novecento, collezione nell’ambito della quale sono stati scelti i capi sui quali hanno lavorato gli studenti del progetto MIF - Museum in fashion. Un progetto organizzato dal Museo Civico e dall'Istituto Cattaneo Deledda a conclusione del progetto europeo Comenius che ha visto collaborare ragazzi finlandesi, italiani, romeni e turchi e musei del costume delle quattro diverse nazionalità.
In mostra sono stati esposti, fianco a fianco, i capi realizzati dagli studenti ispirandosi a costumo storici al Museo Civico di Modena, al KH Renlund Museum di Kokkola (Finlandia), al Kent Müzesi di Bursa (Turchia) e al Museum “Casa Mureşenilor” di Braşov (Romania) e gli abiti restaurati del museo modenese.

 

Altro da cose. Claudia Losi ai Musei Civici (2012)
Mostra e catalogo a cura di Cristina Stefani
Il progetto, realizzato in occasione del Festivalfilosofia sulle “cose”, ha visto la partecipazione diretta del pubblico nella creazione dell'opera, attraverso la condivisione di un oggetto legato al proprio vissuto e ritenuto significativo per i ricordi e gli affetti da essa evocati. Gli oggetti raccolti sono stati catalogati e consegnati alle cure dell'artista e dei suoi collaboratori che nei giorni del Festival hanno proposto un work in progress, realizzando in diretta una serie di sfere di filato nero contenenti al loro interno le cose consegnate dal pubblico e man mano avvolte da fili fino a scomparire. Le sfere realizzate sono state donate dall'artista alla comunità modenese. L'operazione ha consentito di mettere in luce i significati di cui possono essere investiti gli oggetti nel momento in cui vengono in contatto con operazioni significanti quali la “musealizzazione” e il meccanismo che innesca l’immaginazione dell'artista. La memoria raccolta al momento della consegna ha avuto la funzione di registrare quello che Ernst Bloch definiva il “dorso delle cose”, le qualità sensibili di cui sono inevitabilmente portatrici le “cose” rispetto agli oggetti, la storia e i significati affettivi che proiettiamo su di esse e che vanno ben al di là del semplice valore d'uso. La "filatura" progressiva delle COSE eseguita dall'artista avvolge e custodisce le forme quasi come un bozzolo, simbolo di metamorfosi e rigenerazione in una nuova forma. L'atto creativo si configura come volontà rivelatrice di una trasfigurazione: le cose donate, dissociate dall'aura affettiva di chi le ha possedute, ma di cui resta testimonianza scritta all'atto della consegna, si trasformano in spoglie di un uso e al contempo elementi strutturali per una nuova vita delle cose, dotata di una rinnovato slancio. Losi definisce le sfere "madreforme" recuperando l'idea della matrice feconda che mantiene la cifra simbolica dell'origine, delle cose che l'hanno generata.

 

Forme e figure. Modena e la scultura nella prima metà del '900 (2011)
Mostra e catalogo a cura di Francesca Piccinini, Luciano Rivi e Cristina Stefani
La mostra, inaugurata in occasione della Settimana della Cultura (9-17 aprile) e dell’iniziativa promossa dal Sistema museale provinciale “Musei da gustare”, ha presentato gli esiti più rappresentativi della scultura nella prima metà del Novecento a Modena, attraverso una serie di nuclei tematici che ruotano intorno all'interesse esclusivo per la figura umana. Il particolare intreccio tra scelte tematiche e stilistiche ha permesso di meglio mettere a fuoco l’evolversi dei tanti modelli culturali e stilistici che si succedono nei primi cinquant’anni del Novecento. I temi della madre e del fanciullo, dell’adolescente, del nudo femminile e di quello virile eroico, del lavoratore e del ritratto registrano differenti interpretazioni e momenti di fortuna attraverso le opere dei suoi maggiori interpreti. In parallelo alla mostra al Museo Civico d'Arte è stato definito un percorso complementare presso la Gipsoteca Graziosi e il Palazzo Comunale e un itinerario in città che ha toccato i principali i luoghi della scultura monumentale. La mostra ha compreso opere di Giuseppe Graziosi, Ermenegildo Luppi, Vittorio Magelli, Benito Boccolari, Armando Manfredini, Ernesto Gazzeri, Alfredo Gualdi, Dante Zamboni, Ubaldo Magnavacca, Ivo Soli.
In collaborazione con Assicoop Modena Unipol Assicurazioni

 

La realtà non è forte. Opere di Sabrina Mezzaqui (2010-2011)
Mostra e catalogo a cura di Silvia Ferrari, Serena Goldoni, Cristina Stefani con la collaborazione di Rosalba Paiano
L'installazione è nata come dialogo con una delle più importanti collezioni di tessuti d'Europa, la raccolta Gandini del Museo. Un dialogo che ha rivelato fin dalle sue premesse un’intesa tra i valori e le pratiche artigianali del tessile e la poetica dell’artista bolognese che materializza pensieri desunti dalle tradizioni filosofiche, religiose e letterarie ricorrendo alla gestualità lenta e delicata del ricamo, del cucito e del ritaglio. L'intervento di Sabrina Mezzaqui all'interno della raccolta ha rimarcato quanto il cucito, il ricamo e le tecniche affini connesse a quest'arte antica costituiscano gli archetipi di un linguaggio che trova ampio e consapevole spazio di espressione nell'arte contemporanea.  Il titolo dell'installazione è ripreso da una frase di Hannah Arendt tratta da Le origini del totalitarismo (1948): “La realtà non è tenace, non è forte, ha bisogno della nostra protezione”. Tra rari tessuti, sontuosi velluti, raffinati damaschi, splendide sete e merletti, galloni, nastri, frange e ricami antichi, conservati negli arredi originali, l'artista ha disposto le sue opere che si sono confrontate con la raccolta in modo silenzioso, esaltando il piacere inaspettato della scoperta. In esposizione figuravano alcuni significativi oggetti frutto della produzione artistica più recente della Mezzaqui, dove la pratica del ricamo è intimamente permeata dall'elemento della scrittura.
La mostra è stata parte delle iniziative organizzate nell'ambito del convegno internazionale “Antiche trame, nuovi intrecci. Conoscere e comunicare le collezioni tessili” (26-27 novembre 2010), dedicato alla valorizzazione delle raccolte tessili in ambito museale, promosso dal Museo Civico d'Arte di Modena in collaborazione con l'Istituto Beni Culturali, Artistici e Naturali della Regione Emilia-Romagna e l'Università di Pisa.

 

Salvatore Andreola e il pittorialismo (2010)
Mostra e catalogo edito da Skira a cura di Chiara Dall’Olio e Cristina Stefani
La mostra ha esposto una selezione di opere del fotografo pittorialista, modenese d'adozione, che ha innalzato la fotografia ad Arte negli anni Venti del XX secolo. Andreola è stato il portavoce della fotografia artistica italiana nell’Europa degli anni Venti e Trenta. Ritrattista instancabile, fine indagatore psicologico, ottimo fotografo, ha interpretato la ricerca dell’affinità fra pittura e fotografia che ha animato il dibattito artistico d’inizio secolo scorso, dando vita al movimento pittorialista. Il pittorialismo nasce alla fine del XIX secolo con l’intento di elevare il mezzo fotografico ad arte, al pari della pittura. La fotografia era spesso considerata con disprezzo nell’ambito artistico, a causa del procedimento meccanico e automatico richiesto per la produzione delle immagini. Lo scopo dei pittorialisti era quello di rendere l’immagine fotografica il più simile possibile alla pittura grazie ad un’attenta ricerca di soggetti (ritratti, paesaggi) ripresi con luci morbide e sfocature, e ad un accuratissimo lavoro di stampa in camera oscura con tecniche come il bromolio e la gomma bicromata che davano una resa pittorica alla foto. Fra i principali esponenti di questo movimento artistico, diffuso in tutto il mondo, ricordiamo: Robert Demachy e Camille Puyo (Francia), Alfred Stieglitz e Edward Steichen (USA), Yasuzo Noijma (Giappone). In Italia tra i principali fotografi che hanno aderito alla corrente artistica del pittorialismo troviamo Guido Rey e Domenico Riccardo Peretti Griva. Anche Modena ebbe un fotografo esponente rilevante di questa corrente: Salvatore Andreola ed è da quest’autore che si è inteso iniziare lo studio, e la divulgazione, del pittorialismo. La mostra, che è stata l’occasione per compiere uno studio approfondito sull’autore, ha presentato una selezione di 90 fotografie di Andreola scelte dagli archivi del Museo Civico d’Arte di Modena.
Enti promotori: Fotomuseo Giuseppe Panini, Museo Civico d’Arte di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

 

Orlando Iori, il “dottore di Piazza Pomposa”. Cinquant’anni di innovazione negli strumenti a fiato (2010)
Mostra a cura di Francesco Carreras
In collaborazione con Fondazione Teatro Comunale
L'esposizione si è proposta di ricordare la figura dell'artigiano Orlando Iori (1915-2007), personaggio estremamente schivo in vita, ma che ha lasciato tracce indelebili di stima e riconoscenza nella memoria di tantissimi musicisti in tutto il mondo. A seguito della donazione al Museo Civico d’Arte di alcuni oggetti provenienti dal suo laboratorio, è stato possibile ricostruire un angolo della piccola bottega di Piazza Pomposa, per decenni punto di riferimento per i più famosi concertisti di strumenti a fiato, allo scopo di valorizzare e rendere fruibile gli oggetti più rappresentativi della sua lunga attività. Orlando Iori ha rappresentato, nel panorama dei musicisti di strumenti a fiato italiani e stranieri, un punto di riferimento unico per oltre cinquanta anni. La sua abilità nel trovare soluzioni originali ed efficaci ad ogni problema presentato da uno strumento, fosse un flauto, un oboe, un fagotto, un clarinetto o un sassofono, era ben nota ed apprezzata. In più Iori possedeva spiccate doti musicali, un orecchio finissimo, una sensibilità che lo portava ad immedesimarsi con lo strumentista e a trovare le soluzioni più idonee alle caratteristiche musicali e alla personalità del concertista. Ci si recava nella sua bottega non solo per far riparare strumenti ma, forse più, per discutere di musica, di esecuzioni e di concerti. La scelta e il posizionamento degli attrezzi, degli oggetti e delle fotografie hanno posto in evidenza i principali tratti caratterizzanti dell'attività dell'artigiano. Particolare attenzione è stata posta nel ricostruire il processo di produzione della più nota invenzione introdotta da Iori, la boccola Iori, che aveva la proprietà di accrescere il volume del suono in misura sensibile, una caratteristica molto apprezzata dai professionisti.

 

Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni e Antonio Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano (2009)
Mostra e catalogo Franco Cosimo Panini a cura di Giorgio Bonsanti e Francesca Piccinini
La mostra, lungamente pensata e attesa, è stata la prima dedicata ai plasticatori modenesi Guido Mazzoni (1450 ca.-1518) e Antonio Begarelli (1499 ca.-1565), tra i massimi interpreti della scultura in terracotta del pieno Rinascimento padano, portatori di un linguaggio che incarna in modo originale i due aspetti peculiari della cultura figurativa rinascimentale, quello più realistico e intensamente emotivo nell'arte di Mazzoni e quello più classico e misurato nelle opere di Begarelli. La materia delle loro figure è la terracotta, così tipica nella tradizione emiliana per l’indisponibilità di marmi o pietre adatte, e al contrario la facile reperibilità dell’argilla. Di questa tecnica, Mazzoni e Begarelli sono forse i due massimi esponenti nella tradizione artistica italiana. Si tratta indubbiamente di due fra i massimi scultori dell’intera storia dell’arte, anche se si espressero unicamente nella scultura di formatura (“per via di porre”) e non per intaglio (“per via di tòrre”, di togliere, come nel marmo o la pietra). La mostra al Foro Boario ha raccolto una sessantina di opere, in prevalenza scultoree, cui si sono affiancati alcuni dipinti e opere grafiche, accuratamente selezionati, al fine di ricostruire sinteticamente il contesto all’interno del quale si situa l’attività dei due plasticatori, nell'arco di quasi un secolo, all’incirca tra il 1470 e il 1560. La mostra ha celebrato la grandezza assoluta di questi due artisti colti e raffinati, la cui fama si estese fin dal Cinquecento al di là del ristretto ambito locale, superando anche i confini della penisola italiana.
In collaborazione con: Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia

 

La stanza dell’unicorno. Daniel Spoerri ai Musei Civici (2008)
Coordinamento: Francesca Piccinini, Ilaria Pulini, Cristina Stefani
Catalogo della mostra a cura di Ilaria Pulini e Cristina Stefani
La mostra, realizzata in occasione dell'edizione del Festivalfilosofia dedicata alla “fantasia”, ha ospitato due monumentali opere di Daniel Spoerri, in cui l’artista ha indagato la figura dell’Unicorno, il leggendario animale dal lungo corno a spirale che forse meglio di ogni altra creatura può essere assunta a simbolo di una dimensione “fantastica”. L'intervento di Spoerri ha costituito il fulcro di un percorso che ha recuperato il ruolo di questo animale in relazione alla nascita delle prime forme private di musealizzazione di oggetti rari e curiosi ad opera di principi, eruditi e uomini di scienza. In dialogo con le opere di Spoerri figuravano un prezioso esemplare di dente di narvalo proveniente dalla raccolta seicentesca del Marchese Ferdinando Cospi, un rarissimo manoscritto con l’illustrazione dell’ “alicorno” del museo milanese di Manfredo Settala (XVII secolo) e un’edizione del Museum Wormianum di Olao Worm contenente una dotta descrizione dell’accademico danese sulla natura dell’Unicorno. A fare da cornice a questa installazione di carattere allusivo ed emozionale era lo scenografico salone dell’archeologia, con le sue teche colme di reperti che ripercorrono il cammino millenario dell’uomo. In questo contesto la “stanza dell’unicorno” ha assunto un significato che è andato oltre l’appagamento estetico o il semplice “ divertissement” erudito, trasformandosi in un viaggio a ritroso nel tempo che, partendo dalla museografia di fine ‘800, di cui i Musei Civici sono espressione significativa e consapevole, ha ricondotto, attraverso la strana storia del pesce dal lungo corno, fino al momento della genesi delle prime raccolte museali.
In collaborazione con: MIUR e Biblioteca Estense Universitaria

 

Claudio Spattini. Pittura d’inchiostro (2008)
Mostra a cura di Nadia Raimondi
Nell'ambito della vasta produzione di Claudio Spattini, artista modenese trasferitosi a Parma negli anni Cinquanta, scomparso nel 2010, la mostra si è concentrata sull'analisi dei monotipi. La sua era un’arte che si esprimeva attraverso la forma, sempre riconoscibile, ma abbreviata, sintetica e sostanziata dal colore, quella stessa forma che si ritrova anche negli interessanti esperimenti grafici in monotipia – un tipo particolare di stampa caratterizzato dall’unicità del risultato – che hanno costituito il filo conduttore della mostra. 

 

Ghigno e sorriso. Caricature del Novecento a Modena (2007)
Mostra a cura di Francesca Piccinini e Cristina Stefani
La mostra ha presentato una selezione di opere dei principali artisti modenesi che tra la fine dell’Ottocento e gli anni del secondo dopoguerra si dedicarono all’arte della caricatura. L'esito può dirsi un vero condensato di umorismo, nelle sue differenti sfumature che dal sorriso bonario giungono fino al ghigno pungente e sarcastico. I nomi sono tanti: Umberto Tirelli, di cui si è documentata anche l’attività teatrale esponendo tre straordinari burattini caricaturali, Mario Molinari, del quale si è indagata in questa occasione soprattutto l’attività degli anni Trenta che lo vide indiscusso protagonista della rivista “La Settimana modenese”. Di Casimiro Jodi e Mario Vellani Marchi sono stati esposti diversi fogli di qualità molto alta, che efficacemente testimoniano il loro legame con la temperie artistica dell’epoca, percorsa dalle diverse correnti legate al Simbolismo e al Liberty. Interessanti e poco conosciuti sono poi i disegni caricaturali legati alla prima guerra mondiale prodotti da Giuseppe Mazzoni e da Enzo Manfredini, quest’ultimo attivo soprattutto a Parigi. Al contesto drammatico della guerra si collegano anche le piccole statuette di noti personaggi politici, attribuite finora al più noto Umberto Tirelli ma realizzate invece dal sassolese Luigi Rizzi, una delle novità dell’esposizione.
Una mostra, dunque, che sul filo della caricatura ha affiancato la scultura alla grafica, strettamente connessa quest’ultima alla pubblicazione delle riviste umoristiche. A Modena come nel resto d’Italia esse furono particolarmente numerose e significative nel periodo preso in esame e spiegano in parte il fiorire di quella produzione di vignette umoristiche che costituiscono l’oggetto dell’iniziativa. I loro nomi fantasiosi sono noti, dal “Marchese Colombi” al “Duca Borso”, alla “Sciarpa d’Iride”, al “Gatto bigio”. 
In collaborazione con: Assicoop Modena – Unipol Assicurazioni

 

Koki Fegni. Dal bozzetto teatrale all'opera lirica (2007)
Mostra a cura di Francesca Piccinini e Luana Ponzoni
La mostra ha inteso sottolineare l'importanza dell’acquisizione di materiali relativi all'attività di Koki Fregni, il più importante scenografo modenese del Novecento, impostosi a partire dagli anni Cinquanta come uno dei protagonisti assoluti del rinnovamento della scenografia, non solo emiliana. La più recente acquisizione ha ampliato il corpus di opere dello scenografo già presente nelle collezioni civiche con un nucleo di oltre cento opere. Attraverso di essa si entra nella vera e propria officina dello scenografo, dove è anche possibile leggere l'attenzione da sempre portata da Fregni all'aspetto tecnico, artigianale, del mestiere. Esemplari, a questo proposito, i materiali esposti in mostra, gli schizzi per il manuale di scenotecnica, il manoscritto del dizionario di scenotecnica, ma soprattutto gli studi, i bozzetti e i disegni tecnici per le scenografie del Werther di Massenet, in particolare quello rappresentato al Teatro Comunale nella stagione operistica 1987/1988. A fianco di questi aspetti la donazione, e la mostra, hanno documentato un altro versante dell'attività di Koki Fregni, quello relativo alla storia del teatro e, in particolare, dei teatri modenesi, attraverso le ricostruzioni grafiche realizzate per alcuni volumi pubblicati tra gli anni Ottanta e Novanta. Raccolte nella cartella Antichi teatri di Modena (1643-1889), realizzata nel 1998 in occasione della riapertura del Comunale dopo il recente restauro o intercalate ai testi di Mario Cadalora e Giuseppe Gherpelli nel volume Cent'anni allo Storchi (1989), esse permettono di ripercorrere la storia dello spettacolo a Modena e di comprendere la vitalità culturale della città.

 

Aldo Lugli (1894-1915). Percorsi di formazione nell'arte del Novecento (2007)
Mostra a cura di Luana Ponzoni e Luciano Rivi
La mostra, concepita a partire da una sola opera del museo, il premio Poletti 1914 dedicato a Antigone che accompagna il padre Edipo, è giunta a ricostruire la figura e il percorso formativo di un artista pressoché sconosciuto, morto giovanissimo in guerra nel 1915; impresa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di una famiglia che mantiene viva la propria memoria e quella della città e che ha fornito materiale artistico e documentario ricco ed esaustivo.
Le opere, sia pittoriche che grafiche, grazie anche alla costante relazione che è stato possibile istituire con il pensiero del giovane artista espresso nelle lettere che egli inviava a familiari, amici e docenti, hanno portato alla luce una situazione artistica tipica, in quegli anni immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale, non solo di Modena, ma anche di molte altre città italiane. Evidente è apparsa nel giovane Aldo Lugli la tensione tra insegnamento accademico, suggestioni del vero e nuove istanze di forzatura di quello stesso dato reale, ora in direzione espressionista, ora invece verso una concezione simbolista dell'arte come evocazione del mondo interiore. Una dialettica, questa, destinata a caratterizzare i movimenti artistici del Novecento e con la quale si misurano variamente tutti gli artisti di quella generazione. Attraverso gli occhi del giovane Lugli, nei pochissimi anni in cui ci è stato consentito accompagnarlo, si sono colti anche squarci di ambienti artistici più ricchi e vitali rispetto a quello modenese, di Venezia con le sue esposizioni internazionali d'arte, e di Roma, ma anche tratti nuovi e inaspettati di altre personalità artistiche cittadine, più fortunate e più note, da Camillo Verno, suo maestro all'istituto di Belle Arti, ai coetanei Casimiro Jodi e Benito Boccolari.

 

Romanica: arte e liturgia nelle terre di San Geminiano e di Matilde di Canossa (2006 - 2007)
Mostra e catalogo (Franco Cosimo Panini editore) a cura di Adriano Peroni e Francesca Piccinini
La mostra ha ospitato opere di oreficeria prodotte per la cattedrale di Modena, come l’altare portatile di San Geminiano, manoscritti, iscrizioni e preziosi manufatti legati al culto provenienti dalla vicina abbazia di Nonantola e dalla distrutta abbazia di Frassinoro - tra cui il candelabro, la croce e la colombina eucaristica. L’esposizione, che ha proposto complessivamente una quarantina di opere, è stata allestita nei Musei del Duomo di Modena e ha permesso di calarsi nel clima culturale che ha improntato la costruzione della Cattedrale nelle terre segnate dal culto di San Geminiano e dall’incisiva azione della contessa Matilde di Canossa, convinta sostenitrice della Riforma ecclesiastica e del partito papale nella lotta per le investiture che oppose papato e impero. La mostra si è proposta di valorizzare il clima culturale di cui la costruzione del Duomo di Modena è espressione, focalizzando l’attenzione, in particolare, sul secolo XII. L’alto livello raggiunto dalla cultura locale è testimoniato sia dai codici dell’epoca, conservati nell’archivio Capitolare, sia dalle numerose iscrizioni che accompagnano la costruzione della Cattedrale lanfranchiana, sia da opere di oreficeria prodotte per il Duomo, come l’altare portatile detto di San Geminiano, che reca tra l’altro un’interessante iscrizione. A fianco della produzione più strettamente legata alla Cattedrale, a testimonianza del clima artistico e della sensibilità religiosa che caratterizzò all’epoca i territori dominati dai Canossa, sono stati esposti alcuni oggetti provenienti dalla vicina abbazia di Nonantola, rilevante centro monastico benedettino di fondazione longobarda, e altri realizzati per la distrutta abbazia di Frassinoro, fondata da Beatrice, madre di Matilde di Canossa, nel 1071.
In collaborazione con: Musei del Duomo, Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico di Modena e Reggio Emilia.
Con il sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola e dell’Unesco

 

Tino Pelloni. Trame impalpabili (2006)
Mostra a cura di Francesca Piccinini e Luciano Rivi
In collaborazione con Banco San Geminiano e San Prospero
La mostra ha reso omaggio al pittore modenese Tino Pelloni (1895-1981) a venticinque anni dalla morte, indagando in particolare la produzione relativa agli anni immediatamente precedenti e successivi la Seconda guerra mondiale, quando Pelloni maturò una personale scelta espressiva nella quale nature morte e paesaggi, modulati su una tavolozza chiara e intrisa di luce, divengono espressione di una condizione esistenziale. È in questo lasso di tempo a cavallo della Seconda guerra mondiale che, sull’onda di mutamenti profondi che interessano tutta la cultura italiana, anche nel percorso artistico di Pelloni si verifica un’evoluzione decisiva verso un nuovo linguaggio figurativo. La scelta delle opere ha mirato a focalizzare tempi e modalità di tale svolta, maturata lentamente dall’artista quale progressiva presa di coscienza e parallelo graduale adeguamento dei mezzi espressivi. L’esposizione è stata parte della serie “Riquadri” e si è inserita all’interno di un più vasto programma di ricerca sull’arte modenese tra Otto e Novecento che il Museo civico d’arte sta conducendo da anni anche in collaborazione con istituti privati.

 

Nicolò dell’Abate. Storie dipinte nella pittura del Cinquecento tra Modena e Fontainebleau (2005)
Mostra Silvie Béguin, Angelo Mazza e Francesca Piccinini
Catalogo (Silvana editoriale) a cura di Silvie Béguin e Francesca Piccinini
La mostra ha presentato il complesso delle opere di Nicolò dell'Abate, ricostruendo la sua formazione e contestualizzandone l'attività, le influenze culturali e stilistiche nell’ambito della pittura emiliana dei primi decenni dei Cinquecento; ha inoltre documentato la fortuna dei temi paesaggistici, mitologici e narrativi da lui trattati, nonché la sua influenza sulla Scuola di Fontainebleau. Nicolò nasce a Modena, probabilmente nel 1509, e nel 1539 è già un artista famoso, che si distingue nella decorazione ad affresco di carattere profano e cortese. Tra il 1548 e il 1552 è attivo a Bologna, dove realizza splendidi cicli di affreschi in Palazzo Torfanini e Palazzo Poggi. In seguito, si trasferisce in Francia, chiamato probabilmente dal Primaticcio, con il quale collabora a Fontainebleau. Muore probabilmente nel 1571. L’esposizione ha documentato in primo luogo, con circa un centinaio di opere, il periodo italiano dell'artista. Alcuni dipinti e disegni autografi, provenienti principalmente dal Cabinet des Dessins del Louvre, copie e incisioni tratte da opere perdute hanno presentato il periodo francese. Ampia la sezione dedicata all’ambiente artistico emiliano tra il 1510 e il 1540 con opere di Gian Gherardo dalle Catene, Garofalo, Dosso Dossi, Begarelli e quella che ha illustrato la lezione dei maestri con opere di confronto appartenenti ad artisti notissimi quali Correggio e Parmigianino, Pordenone e Girolamo da Carpi. Molto importante anche il rapporto con l’incisione, nuovo efficace mezzo di diffusione delle principali novità in campo artistico, in primo luogo della lezione di Raffaello. La mostra si è chiusa con la sezione dedicata alla fortuna dell'artista tra il XVII e il XIX secolo, con opere di Lavinia Fontana, Scarsellino, Guercino, Mastelletta, Donato Creti.
Promotori: Comune di Modena; Fondazione Cassa di Risparmio di Modena; Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Demoantropologico di Modena e Reggio Emilia; Galleria Estense
In collaborazione con: Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Regione Emilia-Romagna; Provincia di Modena; Regione Emilia-Romagna
Coordinamento generale: Francesca Piccinini (Museo Civico d’Arte di Modena)

 

Bruno Semprebon. La natura silente delle cose (2005)
A dieci anni dalla morte, la mostra ha reso omaggio all'artista modenese Bruno Semprebon (1906-1995), la cui produzione ha attraversato i decenni centrali del Novecento, modulando in diverse sfumature una costante ricerca di oggettività tesa a cogliere l'intima essenza degli oggetti e dei personaggi. La mostra, che ha valorizzato anche i dipinti donati dalla figlia dell'artista al Museo, ha indagato gli aspetti essenziali di una ricerca artistica che rivela una profonda unitarietà di carattere evocativo che sottolinea la natura 'sospesa' della pittura di Semprebon. La costante ricerca di sintesi, quasi di rarefazione formale, ottenuta per via di una sottile ricerca tonale perviene infatti, negli esiti più alti, ad una personale versione di 'realismo magico', non esente da una rarefazione di stampo metafisico. Nel catalogo, il saggio introduttivo di Luciano Rivi ha individuato le radici di questo linguaggio pittorico nell'ambiente culturale degli anni Trenta, in cui l'esordiente Semprebon partecipò a numerose esposizioni. Un decennio, quello che precede lo scoppio della Seconda guerra mondiale, caratterizzato a livello italiano da un consapevole recupero dei valori compositivi e formali della tradizione, dopo le sperimentazioni delle avanguardie e gli esiti estremi dell'informale. Il comune denominatore è quello di un ritorno alle radici all'insegna del rigore compositivo, dell'essenzialità formale e coloristica. Su questi temi l'artista modenese continuerà a riflettere anche in seguito, negli anni Quaranta e Cinquanta quando, grazie anche all'attività della Saletta degli Amici dell'arte, si crearono in città nuove opportunità di incontro e di confronto. 

 

L'amorevole maniera. Ludovico Lana e la pittura emiliana del primo Seicento (2003
Mostra e catalogo (Silvana editoriale) a cura di Daniele Benati e Lucia Peruzzi
coordinamento generale: Francesca Piccinini
A Ludovico Lana (Codigoro 1597- Modena 1646) e alla sua opera, che si inquadra nel contesto artistico del primo Seicento emiliano, è stata dedicata la mostra "L'amorevole maniera", che ha proposto in tre sedi di Modena - la chiesa del Voto, la Galleria Estense e il Palazzo comunale - dipinti di soggetto religioso e profano, ritratti e incisioni. Organizzata dall'assessorato alla Cultura del Comune di Modena, dal Museo civico d'arte, dalla Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico di Modena e Reggio Emilia e dalla Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, la mostra ha proposto, accanto ad opere di Lana, anche dipinti di Guercino, Reni, Scarsellino, Bononi, Schedoni, Loves e Stringa. Tra le opere di maggiore pregio esposti in mostra "Erminia e Tancredi" del Museo Civico di Modena e "Dedalo e Icaro" della Galleria Doria-Pamphili di Roma. Sede privilegiata della mostra la chiesa del Voto, eretta per volontà della Comunità modenese al termine dell'epidemia manzoniana del 1630, come segno di ringraziamento alla Vergine della Ghiara per aver fatto cessare il contagio. In questa sede, che ospita la “Pala della Peste” del Lana, è stata presentata anche la produzione grafica dell'artista, da collegare anche all'attività didattica che egli svolse nell'ambito della locale Accademica, soprattutto dopo la morte di Bernardino Cervi durante la peste del 1630. La Sala del Vecchio Consiglio del Palazzo comunale di Modena ospita infine il gonfalone del Comune di Modena con "San Geminiano che raccomanda alla Vergine la città di Modena", dipinto nel 1633, mentre nel contiguo Camerino dei Confirmati è stata allestita una sezione storico-documentaria, curata dall'Archivio storico comunale, che illustrava l'atteggiamento della Comunità nei confronti del contagio della peste e il rapporto di committenza con l'opera di Lana.

 

La penna e il bulino. Momenti di grafica modenese del primo '900 (2003)
Mostra a cura di Francesca Piccinini e Luciano Rivi
La mostra è stata la terza tappa di un percorso avviato nel '96 con 'La grafica modenese del Novecento nelle raccolte del Museo Civico', che presentava un'antologica di disegni e incisioni appartenenti a Graziosi, Artioli, Casimiro Jodi, Edgardo Rota, Benito Boccolari e Mario Molinari. L'acquisizione di un importante nucleo di grafica modenese, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, è stata poi l'occasione, nel 2001, per 'I colori del segno. Il disegno e le arti a Modena tra Ottocento e Novecento', in cui i fogli della collezione Monti vennero affiancati ad opere pittoriche e plastiche provenienti da raccolte museali, privati e collezionisti modenesi. La dodicesima edizione della serie 'Riquadri' ha inteso riprendere uno spunto accennato nel 2001, indagando in particolare il rapporto tra testo a stampa e illustrazione nel ventennio precedente la grande guerra, quando anche a Modena apparvero le suggestioni del clima simbolista a cui, in vario modo, aderirono gli artisti considerati in mostra: Artioli, Salvarani, Graziosi, Magnavacca, Baracchi, Mazzoni e Boccolari. In mostra figuravano anche testi che documentano l'attività dell'editore Angelo Fortunato Formiggini, provenienti dal Fondo Formaggini della Biblioteca Estense.

 

Camillo Crespolani (1798-1861): pittore e scenografo (2003)
Mostra organizzata da Maria Canova, Francesca Piccinini e Luana Ponzoni
La mostra ha reso omaggio al pittore, decoratore e scenografo Camillo Crespolani, nato a Modena il giorno di Natale del 1798 e morto nel 1861. Caposcuola della scenografia modenese, ornatista e docente, venne sostenuto negli studi e nella carriera dal duca Francesco IV, che gli permise di perfezionarsi all'Accademia di belle arti di Milano e di sperimentare le doti di scenografo nel Teatro di Corte, dove "debuttò" nel 1827 con l'opera "Edoardo e Cristina" di Gioachino Rossini. Da allora, la sua produzione di sviluppò ininterrottamente per 32 anni, in parallelo con il fiorire di un repertorio operistico che abbraccia le composizioni di Donizetti, Bellini, Rossini, Verdi, ma anche di altri maestri come Alessandro Gandini, Giovanni Pacini, Luigi Ricci, Lauro Rossi, Saverio Mercadante e Nicola Vaccaj. Crespolani lavorò per più teatri, ideò e dipinse le scene dei melodrammi e dei balli in cartellone ad ogni stagione teatrale, realizzò scene per balli e feste pubbliche e persino costumi teatrali. Negli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento venne più volte richiesta la sua opera come pittore-ornatista di chiese e dimore in binomio con Luigi Manzini nel ruolo di figurista e partecipò alla decorazione di ambienti del Palazzo ducale. La mostra ha proposto dipinti, disegni e documenti di proprietà pubblica e privata, oltre a quindici bozzetti acquerellati di costumi teatrali acquisiti dalle raccolte comunali e tre grandi tele dipinte intorno al 1840 e acquistate sul mercato antiquario internazionale dall'Università.

 

Ubaldo Magnavacca (Modena 1885-Lerici 1957). Dipinti, sculture e grafica (2002)
A quasi mezzo secolo dalla sua morte, la mostra ha reso omaggio al pittore, scultore e incisore modenese Ubaldo Magnavacca, attraverso una quarantina di opere dell’artista, nell'ambito della nona edizione della serie "Riquadri".
Qualche breve articolo di giornale, alcune scarne segnalazioni nei cataloghi, una biografia, in apparenza, dimessa. Eppure, il suo nome figura in numerose raccolte pubbliche e private in Italia e all'estero, 17 mila sarebbero le stampe uscite dai suoi torchi, ora disperse in collezioni di tutto il mondo, e molti modenesi hanno in casa opere sue, spesso avute in eredità da chi le acquistò quando l'artista era in vita. Magnavacca aveva iniziato la carriera artistica con alcuni lusinghieri riconoscimenti accademici: i premi Magnanini (1906) e Poletti (1912) e il concorso Curlandese per l'incisione (1915) in un contesto locale fatto di eredità verista, nuove istanze simboliste e una certa disponibilità al gusto post-impressionista, favorito dai più aggiornati artisti modenesi allora in giro per l'Italia. La sua sensibilità ottocentesca evidenzia tuttavia una predilezione neoromantica che ben presto lo porta a privilegiare il paesaggio e la vita dei campi. Negli anni Venti arrivano i riconoscimenti della critica più importanti della sua carriera e le presenze continuative alla Biennale di Venezia. Accanto all'attività di pittore e incisore si affaccia intanto in modo discontinuo, ma significativo, anche la scultura. E poi, la nuova passione per la spatola, che lo porterà a tralasciare i pennelli. Ubaldo Magnavacca morirà nel 1957 nella casa di Lerici, in Liguria, dover era solito ritirarsi.

 

I colori del Segno. Il disegno e le arti a Modena tra Ottocento e Novecento (2001)
Mostra e catalogo a cura di Luciano Rivi e Francesca Piccinini
La mostra nasce dall'acquisizione del nucleo della grafica appartenuta al collezionista modenese Ermete Monti, acquistata all'asta nel 2000 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena per il Museo Civico d'Arte. Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dal Museo Civico d'Arte, l'esposizione indaga sulle potenzialità espressive del segno grafico e i suoi rapporti con la pittura, la scultura e l'illustrazione. Una selezione dei materiali appartenuti alla raccolta Monti, esposta accanto a opere provenienti in parte dalle raccolte civiche e private, permette di conoscere meglio artisti già noti come Muzzioli, Valli, Salvarani, Graziosi e Magelli e di mettere a fuoco personalità artistiche meno conosciute, come Francesco Frigieri, Ferdinando Cavicchioli, Carlo Benvenuti, Ettore Montanari e Alessio Quartieri. La mostra e il relativo catalogo hanno consentito di fare luce su una vicenda fino ad ora poco nota, ma strettamente legata alle vicende dell'arte modenese del Novecento. Al delinearsi della collezione di Ermete Monti (1885-1946) contribuì la frequentazione diretta di alcuni artisti, in particolare Augusto Valli e Arcangelo Salvarani, ospiti abituali della casa del commerciante modenese, che ne acquistava direttamente dipinti e disegni con intenti di dichiarato mecenatismo.

 

Modelli d’arte e di devozione. Adeodato Malatesta (1806-1891) (1998)
La mostra, realizzata all’interno del programma delle celebrazioni per il quarto centenario dell’arrivo a Modena della Corte estense, ha inteso ricordare Adeodato Malatesta, grande ed eclettico maestro dell’arte italiana dell’Ottocento. Celebrato come ritrattista e riconosciuto come il maggiore esponente del romanticismo storico, frequentò la corte di Francesco IV, il quale gli affidò la direzione dell’Accademia Atestina di Belle Arti, e quindi il controllo su quasi ogni aspetto della cultura artistica dello Stato. La sezione modenese della mostra, ospitata al Foro Boario, ha indagato la sua figura con un percorso antologico di oltre 90 opere, in gran parte dipinti, ordinate secondo una scansione cronologica che ha marcato le varie fasi della sua carriera: la formazione, la pittura di storia e l’interesse per il vero, l’interesse per la fotografia e la nuova committenza del secondo Ottocento. A complemento della mostra modenese, l'allestimento al convento di San Domenico di Reggio Emilia della sezione “Malatesta e l'arte sacra”, dedicata alla produzione di soggetto religioso, messa a confronto con opere di altri pittori modenesi e reggiani del periodo.
In aggiunta alla sezione reggiana, il panorama è stato completato dall’esposizione “La virtù delle arti. Adeodato Malatesta e l’Accademia Atestina” ospitata alla Rocca di Vignola; in mostra figuravano dipinti dell’Istituto Venturi mai esposti al pubblico, rappresentativi dei momenti di maggior splendore dell’Accademia Atestina, nata a Modena nel 1790, diretta per mezzo secolo da Adeodato Malatesta e trasformata nel 1932 nell’istituto d’arte Venturi. Tali opere risultano significative testimonianze della cultura figurativa che Modena ha sviluppato sotto la guida e l’esempio del pittore.
In collaborazione con la Soprintendenza per i beni artistici e storici, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola, Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori.

 

Etnologia

Modena - Addis Abeba. Andata e ritorno (2007)
Mostra a cura di Ilaria Pulini
Catalogo a cura di Paolo Bertella Farnetti, Chiara Dall’Olio, Ilaria Pulini
La mostra, dedicata all'esperienza coloniale modenese nel Corno d’Africa, era allestita in due sedi: nel Museo Archeologico erano esposti oggetti, documenti e cimeli dell’Africa orientale appartenenti alle raccolte civiche e pervenuti al Museo da militari ed esploratori di fine Ottocento; nel Fotomuseo Panini una vasta collezione di fotografie dell’Istituto LUCE, arricchita da una selezione delle migliaia di immagini e storie pervenute a seguito di un appello ai cittadini.
In collaborazione con: Moxa Modena per gli altri e Hewo-Modena

 

Intercultura

Modena - Tirana. Andata e ritorno (2015 - 2016)
Mostra a cura di Giuliano Gallina, Ilaria Pulini, Rossella Ruggeri, Cristiana Zanasi
Catalogo a cura di Ilaria Pulini, Rossella Ruggeri, Cristiana Zanasi
Agenda / catalogo a cura di Cristiana Zanasi
La mostra, esito di un articolato progetto partecipato, ha presentato immagini, documenti e testimonianze dirette delle relazioni fra la regione, e in particolare Modena, e l’Albania dalla fine dell’800 ad oggi. Tra queste una preziosa raccolta di stampe fotografiche realizzate da Pietro Marubi, frutto di una donazione al Museo, che è parte di un archivio riconosciuto patrimonio internazionale dall’UNESCO. Fulcro della mostra un suggestivo cortometraggio realizzato da Adrian Paci insieme a Roland Sejko che restituisce i sentimenti e le emozioni dei tanti italiani che rimasero isolati in Albania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
In collaborazione con: Associazione Moxa (Modena per gli altri) e con il patrocinio delle Ambasciate d’Albania a Roma e d’Italia a Tirana

 

Strade. Al Museo si intrecciano le strade del mondo (2013 - 2014)
Mostra e Agenda / catalogo a cura di Giorgio Cervetti, Ilaria Pulini, Cristiana Zanasi
La mostra ha valorizzato e comunicato alla città un progetto partecipato che ha coinvolto uomini e donne di quindici diversi paesi del mondo che si sono confrontati su un tema trasversale come le “strade”. A partire dalle strade rappresentate, suggerite, evocate dalle raccolte archeologiche, etnologiche e del lavoro artigiano e contadino di Villa Sorra, le testimonianze dei partecipanti si sono intrecciate in un'esposizione che presentava un susseguirsi di filmati, slideshow, installazioni e reperti.
In collaborazione con: Università di Modena e Reggio Emilia, Associazione Casa delle Culture, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna; con il sostegno del ministro per l’integrazione Cécile Kyenge

 

This Land is your Land (2011 - 2012)
Mostra e Agenda / catalogo a cura di Giorgio Cervetti, Ilaria Pulini, Cristiana Zanasi
Il Museo, custode delle memorie del proprio territorio, e la Casa delle Culture di Modena, punto di raccolta di storie di “altre terre”, si sono uniti ad un gruppo di cittadini provenienti da undici diversi paesi del mondo per dare vita a un progetto partecipato che ha preso spunto dagli oggetti legati alla “terra” che il Museo conserva ed espone. Ne è nata una narrazione a più voci che la mostra ha trasmesso al pubblico attraverso un allestimento che alternava reperti, postazioni audio e video, oggetti di altre culture e installazioni.
In collaborazione con: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Regione Emilia-Romagna, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna

 

Risorgimento

Eroiche visioni. Storie di Duchi e Patrioti (2011-2012)
Mostra a cura di Lorenzo Lorenzini
Catalogo della mostra a cura di Lorenzo Lorenzini e Cristina Stefani
Con il contributo di Camera di Commercio di Modena
L'iniziativa, a chiusura delle celebrazioni legate al 150° dell’Unità italiana, ha inteso valorizzare innanzitutto il patrimonio legato al Museo del Risorgimento di Modena. Non una successione di eventi in sequenza cronologica, ma una suggestiva ricostruzione d’ambiente che ha ricreato, attraverso un allestimento ispirato alle “period rooms” di tanti grandi musei europei, il clima gravitante intorno alla corte dei due duchi austro-estensi, Francesco IV e Francesco V. Ciò è stato reso possibile anche dalla disponibilità di opere e materiali appartenenti propriamente alle raccolte del Museo Civico d’Arte, costituite nel fervido clima culturale che caratterizzò la vita modenese degli ultimi decenni dell’Ottocento. Sullo sfondo dell’ambiente di corte, improntato ad una raffinata eleganza Mitteleuropea ma incapace di farsi interprete delle istanze più progredite provenienti dalla società civile, si stagliano i personaggi che hanno “fatto” il Risorgimento modenese e italiano: da Don Giuseppe Andreoli promotore dei primissimi moti carbonari del 1821; a Ciro Menotti, figura che efficacemente incarna il mito dell’eroe romantico, caduto difendendo gli ideali di libertà e progresso durante i moti del 1831 di cui era stato l’animatore; fino a Nicola Fabrizi e Enrico Cialdini, la cui carriera ha inizio a Modena in quello stesso 1831, vedendoli poi tra i protagonisti delle vicende del Risorgimento nazionale. La mostra si è articolata su tre sedi: al museo si sono aggiunte due sezioni distaccate, presso il Palazzo Comunale e presso il Palazzo Molza, oggi sede della Camera di Commercio, dedicate la prima alla figura di Adeodato Malatesta e la seconda a quella di Giuseppe Garibaldi.

 

Nei ranghi di corte: armi e divise Austro-Estensi (1814-1859)

 

Nuove acquisizioni per il Museo Civico del Risorgimento di Modena (2007)
Mostra a cura di Lorenzo Lorenzini
Nelle uniformi militari e civili si rispecchiavano incarichi, servizi e funzioni prescritti minuziosamente dal rigido cerimoniale di corte. Sottostava a disposizioni ducali sia l'abbigliamento dei ciambellani, dei consiglieri di stato e di ogni funzionario che rientrava nei ranghi, sia quello delle milizie, a partire dalla Guardia Nobile d'Onore istituita spontaneamente dal patriziato modenese quale scorta al sovrano. I rapporti gerarchici erano dunque indicati da fogge, colori, mostre ricamate, placche sbalzate; tali decorazioni, estese anche ai finimenti delle armi, si rivelano inoltre di grande interesse per la cura e la finezza esecutiva.